Skip to content

Osama bin Laden è ebreo ed Al-Qaeda è un fronte ebraico

Scritto da: www.daily.pk
Martedì, 3 Giugno 2008, 16:29

Al-Quaeda potrebbe essere un’organizzazione Ebraica ed Osama bin Laden potrebbe essere Ebreo. Questi sono i due punti che cercherò di evidenziare in questo saggio. Non si tratta di un tentativo di colpevolizzare gli Ebrei, di vittimizzarli o di farne un capro espiatorio, cosa che si è verificata nel corso della storia. Non vuole essere un attacco agli Ebrei oppure un esercizio di anti-Semitismo. Tuttavia, intende sollevare delle domande.

Se la mia tesi è corretta, cioè che bin Laden è Ebreo e Al-Qaeda è un’organizzazione Ebraica, allora è anche vero che si possono trarre alcune conclusioni sugli Ebrei in generale e sulla religione, l’ideologia e la struttura sociale dell’Ebraismo nei confronti o dal punto di vista dei non Ebrei, in particolare sull’Ebraismo mondiale come fenomeno sociale e politico organizzato che ruota attorno al moderno Stato-nazione di Israele, un Paese fisicamente situato in Medio Oriente. Dice anche qualcosa sull’ambiente sociale che permetterebbe il verificarsi di un tale fenomeno all’interno dell’Ebraismo e dell’Ebraismo mondiale, sempre da una prospettiva non Ebraica. Non si tratta in alcun modo di un’analisi onnicomprensiva. L’intento è quello di fornire ai non Ebrei e agli Ebrei una prospettiva realistica sul regno del possibile e di fornire un argomento convincente sul fatto che molto di ciò che è possibile qui esiste di fatto. Senza dubbio sarà letto, interpretato e analizzato da Ebrei e non Ebrei. Pertanto, ciò che può risultare un argomento persuasivo per alcuni può anche non risuonare completamente con altri. Non si tratta nemmeno di un semplice esercizio di retorica. Ho scritto questo pezzo per cercare di fornire una visione dei mali sociali del nostro tempo. Caveat lector. Il lettore faccia attenzione.

Gran parte del materiale per queste conclusioni è stato tratto da due libri scritti dall’ex capo della sicurezza antiterrorismo Richard A. Clarke. I due libri si intitolano Against All Enemies e The Scorpion’s Gate. Ho attinto anche da diverse altre fonti, tra cui Worse Than Watergate, di John W. Dean, III, The Two Faces of Islam, di Stephen Schwartz, e Ghost Wars, di Steve Coll.

I Vivi Sono Qui (NdT, in originale: The Living Are Here)

In un libro, un’audiocassetta e un video di Ayn Rand intitolati We the Living, (link) l’autrice coglie nel titolo l’indomabile volontà di sopravvivenza del popolo Ebraico (link) e poi, in una serie di libri, tenta di codificare questa “volontà” nella propria filosofia, chiamata Oggettivismo (link). Ciò è avvenuto all’indomani dell’Olocausto Nazista della Seconda Guerra Mondiale, quando gli Ebrei in Europa furono sistematicamente radunati e massacrati dal Terzo Reich di Adolf Hitler. Una delle reazioni a questo evento è uno slogan che tutti abbiamo sentito: “Mai più”. Mai più gli Ebrei sarebbero stati massacrati in questo modo. Ma questa non è l’unica conseguenza dell’Olocausto. Nella mia esperienza personale, ha anche generato un desiderio di vendetta. Credo che questo avvenga sia a livello conscio che inconscio tra molti Ebrei, soprattutto tra gli Ebrei di spicco negli Stati Uniti. Dove va a finire la rabbia? In contrasto con l’insegnamento Cristiano e Musulmano di “perdonare e dimenticare”, il mantra Ebraico in questo caso è “non dimenticare mai”. Ma questo non risponde ancora alla domanda: “Dove va a finire la rabbia?”.

Senza dimenticare che il compito del filosofo Ebreo è quello di “godere” e di “vivere la vita al massimo”, “-L’chai-em!”. L’esistenza degli Ebrei oggi è quindi celebrata dalla frase “Noi vivi”, o dalla frase “I vivi sono qui”.

Ma la frase “I vivi sono qui” è una dichiarazione che può essere fatta in diverse lingue. A parte la questione di quante lingue ci siano oggi sul pianeta, le lingue principali del popolo Ebraico sono relativamente poche. Oltre alle principali lingue del mondo, l’“Inglese”, il “Francese”, il “Tedesco”, il “Russo”, lo “Spagnolo” ed il “Latino” (ormai una lingua “morta”), nella storia culturale Ebraica di oggi spiccano lo “Yiddish”, l’“Ebraico”, il “Greco”, l’“Arabo” e l’“Aramaico”.

Quindi, quando diciamo “I vivi sono qui” o “Noi vivi”, possiamo dirlo in una o in tutte queste lingue o in una loro combinazione, e questo può ancora essere una proclamazione contemporanea dell’esistenza Ebraica nel mondo di oggi. Così, ad esempio, potremmo combinare l’Ebraico ed il Tedesco per pronunciare lo stesso discorso. L’Ebraico è naturalmente la lingua di Israele. Il Tedesco è la lingua da cui sono emersi i sopravvissuti dell’Olocausto. Pertanto, la combinazione Ebraico-Tedesco rende ancora più forte la dichiarazione: “I vivi sono qui”. In altre parole, si tratta di dire: “Noi, che siamo i figli di Israele e che siamo usciti dalla persecuzione della Germania Nazista, siamo emersi ancora una volta trionfanti e saldi, e siamo qui per rivendicare ciò che ci spetta di diritto, sia come ordinato da Dio sia come strappato con le nostre mani, nonostante la Germania Nazista. Rivendichiamo il diritto di essere qui – sia in Israele sia in Germania – ed in qualsiasi altro luogo in cui decidiamo di essere. Abbiamo sconfitto i nostri avversari. Sopravviveremo. E nemmeno la Germania Nazista potrà fermarci!”. Questa sarebbe un’affermazione forte, soprattutto se fatta in Tedesco, perché porta con sé anche la tacita dichiarazione: “Alla faccia tua, Germania!”. Quindi, se l’affermazione “i vivi sono qui” fosse tradotta in una combinazione di Ebraico e Tedesco, che aspetto avrebbe? Quale sarebbe l’enunciato?

Visitando la biblioteca pubblica e consultando un dizionario Ebraico-Inglese, ho appreso che “al chai” (pronunciato “al-khai”) può significare “il” più “vivente”, oppure “i vivi” in Ebraico. Ho anche imparato che “da” si traduce in Tedesco con “sono qui”. Quindi, la frase “I vivi sono qui” sarebbe “al chai da”. Al Qaeda si scrive anche “al-Qaida (Dean, Schwartz), che porta con sé la stessa pronuncia di ‘al chai da’. Quindi, a seconda della pronuncia, al Qaeda può significare “I vivi sono qui”.

La mia tesi è che al Qaeda, o al-Qaida (Dean, Schwartz) è una frase che ha un doppio significato.

Da un lato, il significato della frase “al Qaeda” è quello convenzionalmente inteso. È un’organizzazione terroristica responsabile degli attentati dell’11 Settembre – o almeno così ci è stato detto – ed Osama bin Laden ne è il capo. In arabo significa “la fondazione”. Al-Qaeda rappresenta una rete internazionale clandestina di Musulmani Arabi che sono coinvolti in una jihad, o guerra santa, contro gli Stati Uniti, Israele ed i loro alleati. O almeno così ci viene detto.

In realtà, però, questo è vero solo in parte ed è solo una parte della storia. Il nome al Qaeda è uno strumento di reclutamento. Sì, è usato per trasmettere il nome di un’organizzazione che in Arabo significa “la fondazione”. Ma è importante ciò che la frase fa, non il suo significato. Questa frase è usata per indurre, allettare e soggiogare giovani Musulmani Arabi ad unirsi alla jihad e ad impegnarsi in atti di terrorismo. Sia la frase che l’organizzazione riescono così a incanalare l’odio nella violenza – violenza organizzata.

Secondo Richard A. Clarke in Against All Enemies, Al-Qaeda è un’organizzazione Ebraica creata e gestita da Ebrei fedeli a Israele. Questa Al-Qaeda recluta, tenta, incita all’odio e poi usa i Musulmani Arabi. Crea, manipola e incanala questo odio nei giovani Musulmani Arabi e lo dirige contro obiettivi di sua scelta sotto forma di violenza. Per raggiungere questo scopo utilizza la religione – l’Islam Wahhabita, una forma aberrante di Islam rifiutata dal 90% del mondo Musulmano. Clarke sostiene che l’Islam Wahhabita è stato iniziato dagli Ebrei Arabi ed è stato alimentato, favorito e promosso dalla casa di Saud fin dal 1700.

Clarke suggerisce che i Saud sono in realtà Ebrei che vivono in Arabia Saudita in completa segretezza e sotto la copertura di essere nominalmente ed esteriormente Arabi. Sebbene possa sembrare una contraddizione in termini, Clarke suggerisce anche che Osama bin Laden è un Ebreo Saudita. Lo sono anche il principe saudita Turki Al-Faisal, ex capo dei Servizi Segreti Sauditi, il Principe Saudita Bandar, Ambasciatore Saudita negli Stati Uniti, e il padre di Bandar, Ministro della Difesa Saudita, come descritto nei libri di Richard A. Clarke, Against All Enemies e The Scorpion’s Gate.

Clarke suggerisce che questo “al Chai da” potrebbe essere la risposta del Mossad Israeliano al terrorismo Arabo anti-Israeliano. Invece di fuggire o combattere il terrorismo Arabo, la strategia è quella di “prendere il toro per le corna”, re-indirizzarlo e controllarlo. Questa strategia consiste nel condurre gli altri in tentazione, un concetto che sarebbe considerato non Cristiano perché in conflitto con la parte del Padre Nostro che dice: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male, Amen”.

Ma non dimentichiamo che gli Ebrei non sono Cristiani ed Israele non è una nazione Cristiana. Poiché il Padre Nostro presuppone che Gesù sia il Signore, e gli Ebrei no, non c’è conflitto. Questo è un aspetto che la maggior parte dei Cristiani contemporanei e dei cosiddetti Cristiani non riesce a capire. Nell’insegnamento rabbinico (legge rabbinica), non è considerato immorale o contrario alle leggi di Dio indurre qualcun altro in tentazione – specialmente quando questo “qualcuno” è il tuo avversario. L’insegnamento è semplice e chiaro: se sei contro di me, ti farò fuori in qualsiasi modo. Punto. Il modo più astuto è quello di usare l’energia di un altro contro di lui, come nel Tai-Chi. In questo modo, è possibile indurre qualcuno ad abbattere sé stesso, piuttosto che ricorrere ad abbattere qualcun altro in prima persona. La cosa migliore è che questo metodo sfugge all’attenzione del pubblico. In apparenza, voi non avete fatto nulla, ma loro hanno fatto tutto da soli. In questo modo, lo scopo di Al-Qaeda è quello di usare l’odio degli arabi verso Israele contro se stessi, in modo tale da abbattere se stessi.In questo modo, Al-Qaeda induce altri in tentazione e poi usa o reincanala il loro odio per uccidere altri nemici scelti da Al-Qaeda. Utilizza l’odio degli altri (Musulmani Arabi) per indurli o sottometterli a uccidere ed a compiere atti di terrorismo, e queste uccisioni vengono fatte per servire coloro che controllano l’organizzazione – o che pensano di controllarla. Almeno, questo era lo scopo dell’organizzazione quando è stata creata.

Quando è stata creata Al Qaeda e come è nata? Questa è un’altra domanda, che affronterò tra poco. Ma prima volevo mostrare che ci sono due significati dell’espressione al Qaeda. Il primo è questo: Al Qaeda è l’organizzazione terroristica dietro gli attacchi dell’11 settembre. O almeno così ci è stato detto.

Il secondo e meno noto significato di al Qaeda è “al-chai da”, i vivi sono qui. È una proclamazione dell’indomito spirito Ebraico, da Abramo alla Germania post-Nazista, per poi dire “Alla faccia tua, Germania!”. Questa frase ha un significato particolare se intesa come “I vivi sono qui” per gli Ebrei contemporanei. Molti Ebrei non istruiti, tuttavia, non hanno la minima idea di questo significato. La difficoltà per gli Ebrei è che questo significato della frase può essere insegnato solo in un culto di segretezza. Questo certamente ostacola la “diffusione della parola” agli altri Ebrei, specialmente a quelli che non credono che gli Ebrei debbano vivere in segreto. Ma per molti Ebrei vivere in segretezza non è un problema. Gli Ebrei lo fanno da migliaia di anni per paura delle persecuzioni. E gli Ebrei dell’Arabia Saudita (non è una contraddizione in termini) vivono ancora oggi in segretezza. In una misura o nell’altra, gli Ebrei vivono in segreto ovunque, perché più le proprie opinioni sono Ortodosse (se si è Ebrei), più si vive in contrasto con le opinioni prevalenti della società nel suo complesso, tranne che in Israele. Tuttavia, man mano che il mondo diventa più Ortodosso, questa situazione sta cambiando.

Osama bin Laden: L’Ebreo Saudita?

Subito dopo gli attentati dell’11 settembre, il Presidente Bush ha lasciato scappare Osama bin Laden (insieme a più di cento suoi parenti stretti, tutti sauditi). Come è possibile? (Vedi Fahrenheit 9/11).

Il Presidente Bush ha poi dato a Osama bin Laden un vantaggio di due mesi prima di dargli la caccia invadendo e bombardando l’Afghanistan. Come è possibile? (Si veda l’intervista di Richard Clarke registrata dalla CNN su Fahrenheit 9/11).

A un certo punto della “caccia ad Al Qaeda”, il Presidente Bush ha assunto l’atteggiamento di non pensare più di tanto a Osama bin Laden, alla sua posizione o alla sua cattura. Invece, il Presidente ha insistito sul fatto che “è stato emarginato”. Come è possibile? (Fahrenheit 9/11). Com’è possibile che l’uomo che è a capo di un’organizzazione terroristica responsabile degli attacchi dell’11 Settembre non sia più nella mente di un “presidente di guerra”? (Fahrenheit 9/11). Com’è possibile che il Presidente, il massimo responsabile delle forze dell’ordine della nazione, non senta più l’importanza di tenere la questione in primo piano? È assolutamente incredibile, ma non solo è possibile, ma è proprio così.

La domanda allora diventa: quali motivazioni avrebbero spinto George W. Bush a fare queste cose? Ce ne sono molte. Ma poche sono riuscite ad attirare l’attenzione del pubblico. La spiegazione più logica del comportamento del Presidente George W. Bush rispetto a queste domande è la seguente: Osama bin Laden e George W. Bush lavoravano insieme.

Ora vale la pena dare un’occhiata a come è nata Al Qaeda e quando è stata creata. Come spiega Clarke in Against All Enemies, Osama bin Laden e il suo originario “Esercito degli Arabi” nacquero quando l’URSS occupava l’Afghanistan nel 1986. All’epoca erano chiamati con vari nomi: gli Arabi Afghani, i guerrieri Afghani, i combattenti per la libertà Afghani, il movimento di resistenza Afghano e i mujahedeen (o “muj” in breve). Furono armati dalla CIA per respingere i Sovietici.

Richard A. Clarke, sotto la direzione di alcuni importanti Ebrei Americani fedeli a Israele che occupavano alte posizioni nel governo degli Stati Uniti durante l’amministrazione Reagan de assistiti dall’allora Vice Presidente George Herbert Walker Bush, ha armato Osama bin Laden e il suo “Esercito degli Arabi”. (Vedi Clarke, Against All Enemies). All’epoca, Richard A. Clarke lavorava al Dipartimento di Stato sotto la direzione di Leslie Gelb e Morton Abramowitz. Nel Dipartimento della Difesa, Richard Perle e Caspar Weinberger erano i responsabili delle decisioni. Willam Casey era a capo della CIA. In Against All Enemies, Clarke descrive come il governo degli Stati Uniti, sotto la direzione di queste persone, abbia fornito a Osama bin Laden e ai suoi combattenti mujahedeen gli Stingers, missili antiaerei a spalla di fabbricazione statunitense a ricerca di infrarossi. Clarke sostiene che questo fece pendere la bilancia a favore dei mujahedeen. I missili furono usati per abbattere gli elicotteri d’attacco Sovietici che terrorizzavano i mujahedeen.

In Against All Enemies Clarke dimostra in modo inequivocabile che l’unico modo in cui questi quattro Ebrei Americani di spicco nel governo federale dell’epoca – Gelb, Abramowitz, Perle e Weinberger – possono aver equipaggiato segretamente un “Esercito di Arabi” con missili Stinger, è che l’intera operazione dei combattenti mujahedeen – l’“Esercito di Arabi” – fosse gestita da Ebrei. La persona al vertice dell’organizzazione dei mujahedeen era Osama bin Laden. Negli anni ’80, gli Ebrei Americani di spicco erano ossessionati dagli Arabi. Israele li temeva mortalmente. La mia tesi è che in questo scenario, non c’è “nessuna possibilità” che Leslie Gelb, Morton Abramowitz, Richard Perle e Caspar Weinberger abbiano armato un “Esercito di Arabi”, a meno che gli ebrei non avessero il controllo completo dell’intera operazione.

Richard A. Clarke rivela nel suo libro Against All Enemies (Contro tutti i nemici) che l’idea di mettere Osama bin Laden al comando e di creare un “esercito di arabi” venne al capo dell’intelligence saudita, il principe Turki Al-Faisal. Dal momento che l’idea proveniva dal principe Turki, in questo scenario, il principe Turki avrebbe dovuto essere anche ebreo, e un ebreo fedele a Israele.
Alla fine della “Guerra Arabo-Afghana”, l’occupazione Sovietica dell’Afghanistan, Osama bin Laden e i suoi combattenti per la libertà arabo-afghani (i mujahedeen) se ne andarono con gli Stinger rimanenti sotto la copertura di un’esplosione al sito di munizioni che “fece tremare la vicina città di Rawalpindi per ore” (Per mia enfasi ho aggiunto – cfr. Clarke, pagina 50, Against All Enemies). Clarke mette in guardia il lettore all’inizio di Against All Enemies dicendo: “Il lettore attento noterà…” (pagina xii.), ma questo avverte anche il lettore del fatto che ha nascosto dettagli succosi all’interno del testo che richiedono una lettura attenta per essere pienamente compresi. Ovviamente, se si fosse trattato di un’esplosione, non avrebbe “scosso per ore la vicina città di Rawalpindi”.

Clarke è attento a rivelare i fatti che sono stati riportati – così come sono stati riportati. Questo lo protegge dall’accusa di aver divulgato materiale riservato. L’unica spiegazione per il fatto che il terreno abbia tremato per ore è: a) che ci sia stato un terremoto insolitamente lungo, oppure b) che questo scuotimento del terreno sia stato causato dai pesanti camion usati per trasportare l’artiglieria, compresi gli Stinger. Clarke dice a pagina 50 “alcuni non sono stati registrati”. L’unica entità in grado di portare via questo carico di artiglieria su camion pesanti era quella sovietica. L’unica spiegazione logica è che ci fosse dietro il KGB. Clarke afferma: “Non avrei mai potuto provare che il KGB Sovietico avesse ordinato questi due atti… ma sapevo nelle mie ossa che lo aveva fatto”. (Pagina 50). Due cose. In primo luogo, afferma che sono stati i Sovietici. In secondo luogo, si concede una “via d’uscita” dicendo: “Lo sapevo nelle mie ossa”. È un’espressione, ma non può essere presa alla lettera per ovvie ragioni. (Il luogo della conoscenza umana è il cervello, non le ossa).

Questo passaggio di Against All Enemies contiene anche un riferimento all’ambasciatore statunitense Arnold L. Raphel, che, insieme al “governatore militare del Pakistan”, rimase ucciso in un “inspiegabile incidente aereo” subito dopo l’esplosione che “scosse per ore la vicina città di Rawalpindi”. Clarke lo spiega in La porta dello scorpione. Rivela per deduzione che la CIA si è vendicata di Arnold Raphel e del governo Pakistano per il furto del deposito di munizioni, in particolare degli Stinger. Ciò significa che la CIA ha stabilito che anche loro erano coinvolti. Ora abbiamo Arnold Raphel, un nome molto Ebraico, coinvolto nella scomparsa degli Stingers rimanenti. Abbiamo il coinvolgimento del KGB. Abbiamo il coinvolgimento del governo militare del Pakistan. Ecco la mia analisi in merito: secondo lo scenario di Clarke, anche il KGB doveva essere controllato da Ebrei fedeli a Israele, che aiutarono i mujahedeen controllati dagli ebrei a portare via le armi. Anche il capo militare del Pakistan doveva essere Ebreo, ed un Ebreo fedele a Israele. La CIA, sentendo odore di tradimento, assassinò sia il governatore militare del Pakistan che l’Ambasciatore Arnold Raphel per rappresaglia, come dice Clarke in Against All Enemies.

Clarke rivela in seguito, in Against All Enemies, come gli Stinger siano comparsi in Somalia e siano stati utilizzati per abbattere un elicottero d’attacco statunitense nel famigerato incidente “Black Hawk Down”. A quel punto, bin Laden stava aiutando il signore della guerra Somalo Farah Aideed. L’implicazione o il suggerimento è che anche Farah Aideed fosse un Ebreo fedele ad Israele, che fingeva di essere Musulmano.

Fonte:
Pakistan Daily. Osama Bin Laden Al Qaeda Jewish