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di Govan Kilgour
E Túatha Dé Danann portavano gran rispetto a Lúg, e temevano per l’eroe dai molti talenti una morte precoce; perciò avevano deciso di non lasciarlo andare a combattere. Allo scopo avevano lasciato nove tutori a sorvegliarlo: Tollusdam, Echdam, Eru, Rechtaid Finn, Fosad, Feidlimid, Ibar, Scibar e Minn.
Lúg approntò l’esercito di Ériu in vista della prossima battaglia e provvide a organizzare gli incantesimi con i quali maghi e druidi avrebbero sconvolto le file nemiche.
Coloro che tra le Túatha Dé Danann avevano rango più alto si erano radunati intorno a lui. Lúg chiese a ciascuno quale contributo avrebbe dato per favorire le sorti della battaglia.
— Non è difficile — disse Goibniu, il fabbro. — Anche se gli uomini di Ériu rimanessero in battaglia per sette anni, ogni lancia spuntata e ogni spada spezzata sarà sostituita nel volgere di un solo giorno. Nessuna punta di lancia forgiata dalla mia mano mancherà il bersaglia; nessuna carne trafitta da quella lancia mai più assaporerà la vita, e questo è molto di più di quanto Dolb, il fabbro fomóir, sia capace di fare.
— Non è difficile — disse Crédne, l’artigiano del bronzo. — Io fornirò chiodi per le lance, else per le spade, umboni e bardature per gli scudi.
— Non è difficile — disse Luchta, il carpentiere. — Fornirò agli uomini di Ériu gli scudi e le aste delle lance di cui avranno bisogno.
— Non è difficile — disse Dían Cécht, il guaritore. — Curerò nel giro di un giorno qualsiasi ferito, in modo che sia pronto a combattere per il mattino seguente. A patto che non abbia tagliata la testa, trafitto il cervello o mozzata la spina dorsale.
— Non è difficile — disse Ogma il campione. — Combatterò il re dei Fomóraig, respingerò tre volte nove dei suoi alleati, e sconfiggerò in nome degli uomini di Ériu un terzo dell’armata nemica.
— Non è difficile — disse la Mórrígan. — Sono risoluta: inseguirò chiunque sia stato avvistato, ucciderò e annienterò quelli che potranno essere catturati.
— Non è difficile — dissero gli stregoni. — Vedremo le piante dei piedi dei Fomóraig, quando le nostre arti magiche li avranno abbattuti. Potranno facilmente essere uccisi, dopo che noi li avremmo privati di due terzi della loro forza costringendo l’urina dentro di loro.
— Non è difficile — dissero i coppieri. — Faremo venire ai Fomóraig una sete inestinguibile, ma nasconderemo loro ogni lago e fiume di Ériu, sicché non potranno placare l’arsura in alcun modo.
— Non è difficile — dissero i druidi. — Rovesceremo sui volti dei Fomóraig scrosci di fuoco, così che non potranno alzare gli occhi e i nostri guerrieri potranno usare la loro forza per ucciderli.
— Non è difficile — disse Coirpre, il satirista. — Pronuncerò maledizioni contro i Fomóraig, li satireggerò e li priverò del loro onore. Per la forza della mia arte non potranno più opporsi ai guerrieri di Ériu.
— Non è difficile — dissero Bé Chuill e Dínann, le due streghe delle Túatha Dé Danann. — Faremo un sortilegio agli alberi, alle pietre e alle zolle di terra, in modo che i Fomóraig vedano in esse schiere di armati e fuggano terrorizzati e tremanti.
— In quanto a me, non è difficile — disse per ultimo il Dagda Mór. — Io mi metterò al fianco degli uomini di Ériu, sia menando colpi che annientando con la magia druidica. Là dove si scontreranno entrambe le schiere, sul campo di battaglia di Mag Tuired, le ossa dei nemici sotto la mia mazza saranno come chicchi di grandine sotto gli zoccoli di un branco di cavalli.
In tal modo Lúg, rivolgendosi alle Túatha Dé Danann, parlò con ciascuno della propria arte e infuse tale forza che ognuno di loro trovò in sé il coraggio di un re o di un principe.
Ominciò dunque la battaglia tra le due schiere, e all’inizio non vi presero parte né re né principi, ma guerrieri altrettanto forti e alteri. Gli scontri si ripetevano ogni giorno, e tra i Fomóraig cominciò a strisciare una certa perplessità. Le loro armi spezzate rimanevano sul campo così com’erano, e gli uomini dati per morti non presentavano alcun segno di vita il giorno seguente. Non era così però per le Túatha Dé Danann: il giorno seguente le loro armi erano ancora più potenti di prima, e coloro che erano stati feriti o uccisi scendevano di nuovo in battaglia vivi e vegeti.
Questo perché Goibniu il fabbro, nella sua fucina, forgiava spade e lance e giavellotti con solo tre colpi. Contemporaneamente Luchta il carpentiere faceva le aste delle lance con tre colpi d’ascia, di cui il terzo era quello di rifinitura che permetteva all’asta di entrare nel giunto della lancia. Quando le aste erano messe a lato della fucina, Luchta gettava le aste nei giunti delle lance e non era più necessario sistemarle ancora. Allora Crédne il calderaio con tre colpi fabbricava i chiodi e li scagliava nei giunti delle lance e non era più necessario ribatterli, tanto rimanevano ben conficcati.
E in quanto ai morti e ai feriti, provvedevano Dían Cécht e i suoi tre figli Míach, Ochtriuil e Airmed. Una magica fonte si trovava ad Achad Able, a ovest di Mag Tuired e a est di Loch Arboch: era la fonte di Sláine. Dían Cécht vi aveva messo dentro ogni erba che crescesse in Ériu, sicché la fonte si chiamava anche Loch Luibe «Lago delle erbe». In quelle acque, Dían Cécht e i suoi tre figli immergevano gli uomini feriti a morte, recitando su di essi incantamenti e formule druidiche. E i morti e i feriti emergevano dalla fonte non solo perfettamente integri, ma dotati di un tale ardore che li rendeva molto più agili nel combattimento di quanto non fossero mai stati prima.
